lunedì 6 aprile 2015

i thank You God - una poesia di e.e.cummings



I THANK YOU GOD FOR MOST THIS AMAZING

i thank You God for most this amazing
day: for the leaping greenly spirits of trees
and a blue true dream of sky; and for everything
which is natural which is infinite which is yes

(i who have died am alive again today,
and this is the sun’s birthday; this is the birth
day of life and of love and wings: and of the gay
great happening illimitably earth)

how should tasting touching hearing seeing
breathing any–lifted from the no
of all nothing–human merely being
doubt unimaginable You?

(now the ears of my ears awake and
now the eyes of my eyes are opened)

e.e. cummings



Mi sono ricordata di questa meraviglia di e.e.cummings qualche giorno fa e in questa Pasqua mi sembra un bellissimo biglietto di auguri. Devo la frequentazione di cummings alla mia prof di inglese, o comunque all'antologia inglese che avevamo alle superiori, che riportava proprio questa poesia. Tradurla è impresa impossibile, ma ci proviamo, prendendola il più possibile alla lettera:




IO RINGRAZIO TE DIO PER QUESTO SORPRENDENTE

io ringrazio Te Dio per questo sorprendente
giorno: per i saltellanti verdeggianti  spiriti degli alberi
e un sogno di vero blu del cielo; e per tutto ciò
che è naturale che è infinite che è sì

io che ero morto sono di nuovo vivo oggi,
e questo è il compleanno del sole; questo è il giorno
di nascita della vita e dell'amore e delle ali: e della gaia
grande che avviene illimitatamente  terra)

come dovrebbe un gustante toccante ascoltante vedente
respirante qualunque–sollevato dal no
di tutti i nulla–umano semplicemente essere
dubitare inimmaginabile Te?

(ora gli orecchi dei miei orecchi sono svegli e
ora gli occhi dei miei occhi sono aperti)



Ed ecco una versione musicata da Eric Whitacre (e vi consiglio vivamente di visitare il suo sito per rifarvi gli occhi e gli orecchi :)
Enjoy!


Pasqua

di nuovo
Dio viene
la porta si apre
un'onda di luce
tutto attraversa

(c) Adele Cammarata 2015/60 - PASQUA

Pasqua - passaggio. 
In questa primavera riluttante, in mezzo a un mondo che sembra impazzito e desideroso di morte, 
cerchiamo segni di questo passaggio di luce e di vita vera,
tracce che ci riportino a sperare. 
Pasqua avviene solo se ci credi, altrimenti puoi fermarti al venerdì santo senza mai arrivare alla domenica.

Ma guarda intorno a te
che doni ti hanno fatto...

martedì 3 marzo 2015

essenza

Certe volte emergono definizioni complete.
Questa potrebbe essere infatti la definizione di caviardage

la notte circonda le parole. 

invano
fugge
la solitudine

lo sfolgorìo
si spegne

Allora la notte
circonda
le parole.

sabato 28 febbraio 2015

la vita si manifesta rigogliosa ove non si dispera.

Continuo a trovare tesori nascosti nel vecchio libro di avventure.

Talvolta affiora la passione

Così
per sempre
un corpo l'altro prende
per la vita.
Eccoli. Si stringono
- compagni.
Talora l'uno
talora l'altro
un'ondata enorme invade
sorge impetuosa,
poi si ritira
imponente.


Ed emergono chiare le coordinate della gioia.

Stellati girasoli

alla deriva
di un azzurro intenso,
Foglie di un bel verde
si allargano,
la vita si manifesta rigogliosa
ove non si dispera.

(Per conto mio,
desidero restare)

c'era una volta una delegazione municipale


C'è un quartiere di Palermo dove le vie hanno nomi di musicisti, e capita che Cilea e Giordano siano più importante di Beethoven e Mozart. Capita che Nicolò Paganini abbia una viuzza a gomito. In quella viuzza c'era una volta una delegazione municipale. Ricordi di attese in piedi, con il dubbio se le fotografie dovessero essere due o quattro, se bastava l'autocertificazione o meno e amenità del genere.
Poi, per anni, il nulla.
E adesso è arrivato lui. Treossi.
Di colpo si sono cancellati 35 anni della mia vita e mi sono ritrovata nelle stesse atmosfere dei sogni che facevo da bambina, pieni di spazi e strade, e personaggi strani che sbucavano da ogni angolo. (Facevo sogni urbanistici, con tanti palazzi e strade, e sovrapponevo città inventate agli spazi vuoti intorno a casa mia. Facevo sogni da urbanista...)
Non so ancora bene cosa sarà. Ma mi è stato promesso che non ci saranno folletti che fanno finta di essere creativi e ti mangiano il cervello.
E siccome io un po' Treossi lo conosco, anche se ho perso il foglio dove c'era scritta la sua storia, io mi fiderei. Ci vedremo presto.


giovedì 26 febbraio 2015

rimestando nelle scatole di libri illeggibili...

Dall'inizio di quest'anno, o più precisamente dal mio ritorno al mondo "reale" dopo la magica esperienza del laboratorio di caviardage tenuto a Matera da Tina Festa negli ultimi giorni di dicembre, ho cominciato a praticare quest'arte da cercatori d'oro quasi quotidianamente. 
Ho un paio di scatoloni pieni di libri ormai illeggibili, perché totalmente scardinati e dalle pagine molto rovinate, appartenuti ai miei nonni materni. Libri che non sono stati voluti e che giacevano inerti in attesa della decomposizione. E invece sono stati chiamati a nuova vita, e il primo ad essere chiamato a nuova vita è "Il figlio del birichino di Parigi" di un certo Luigi Boussenard (di cui traggo notizie da qui).




Ecco cosa è venuto fuori fino a ora...



























martedì 27 gennaio 2015

La banalità del male vs La libertà del bene

Posto qui un articolo uscito sul numero di gennaio 2015 del Messaggero di Sant'Antonio, numero davvero meraviglioso, con articoli interessanti da leggere e meditare con attenzione.
Tra questi, un articolo sulla Giornata della Memoria nel 70° anniversario della liberazione dei prigionieri di Auschwitz, che riporto per gentile concessione dell'autrice Cristina Uguccioni e della redazione del Messaggero di S. Antonio, con la speranza che sia questo il senso della memoria: ricordare il male che c'è stato ma anche il bene che sempre ci può essere.


LA LIBERTA' DEL BENE
di Cristina Uguccioni
Negli anni successivi alla Seconda Guerra mondiale, in Israele andò maturando la convinzione che accanto al ricordo del male e delle vittime della Shoah dovesse esservi spazio per la valorizzazione degli uomini che contro il male avevano lottato. A Gerusalemme, lo Yad Vashem, l'ente nazionale israeliano per la Memoria della Shoah, decise di istituire la Commissione dei Giusti, che era ed è ancora oggi incaricata di rintracciare e onorare i "Giusti tra le nazioni": questa espressione designa i non ebrei che durante la Shoah, disinteressatamente e a rischio della vita, hanno salvato la vita di un ebreo. I Giusti sino a oggi riconosciuti, e ai quali sono dedicati gli alberi del bellissimo giardino dello Yad Vashem, sono 25.271. Di questi, 610 sono italiani. Molti sono sacerdoti, religiosi e religiose che la Chiesa ci ha fatto conoscere; alcuni, come il ciclista Gino Bartali e il gioielliere Costantino Bulgari, sono personaggi noti, altri ancora, come Giorgio Perlasca, lo sono diventati a seguito di film di successo.
La maggior parte dei Giusti, tuttavia, ci sono del tutto sconosciuti: le loro storie, contenute nei dossier della Commissione, raccontano di uomini e donne di ogni età e condizione sociale che nell'infuriare della guerra, mentre il mondo cadeva a pezzi e la barbarie sembrava inarrestabile, si mossero a compassione e fecero ciò che sapevano essere giusto: a rischio della propria vita protessero e salvarono ebrei conosciuti e sconosciuti, li aiutarono a nascondersi, a trovare nuove identità, a valicare confini. Molti Giusti sfruttarono le loro posizioni influenti: ad esempio, Giuseppe Caronia, direttore della clinica di malattie infettive dell'ospedale Umberto I di Roma, che riuscì a evitare la deportazione a decine di ebrei, ricoverandoli nei reparti da lui seguiti e coinvolgendo in quest'opera di soccorso anche il personale dell'ospedale.
Storie come perle
Nella maggior parte dei casi, però, il salvataggio consisteva nel fornire un nascondiglio in casa. A Roma, Alberto Ragionieri e la moglie Clelia, genitori di due bambine, salvarono la vita ad alcuni loro conoscenti in cerca di aiuto - la famiglia Piperno, di quattro persone - aprendo le porte del loro appartamento di tre locali. I Ragionieri si ritirarono in una sola stanza, dormendo in parte per terra, e cedettero la seconda ai Piperno; vissero così per mesi, prodigandosi anche per curare il piccolo Roberto Piperno quando, il 17 ottobre 1943, il giorno dopo la tragica deportazione degli ebrei del ghetto, fu colpito da febbre tifoide e non fu possibile condurlo in ospedale.
Luigi Grasso, salumiere di Fossano (CN), e la moglie Maria, genitori di nove figli, diedero rifugio per diciotto mesi a nove membri di una famiglia che non conoscevano, fuggita da Torino: i Foà. Offrirono loro una casa che avevano appena preso in affitto in una frazione del paese, e la dotarono di tutto il necessario: dalla biancheria agli utensili da cucina al cibo. Grasso avvisò inoltre gli abitanti della piccola frazione, accertandosi che si rendessero disponibili, in caso di emergenza, a nascondere di Foà nei loro fienili.
 A Padova viveva Regina Bettin, sposata e madre di due figli, che era stata bambinaia presso la famiglia Sacerdoti. Spaventata dopo aver saputo che in città era transitato un treno carico di ebrei catturati a Roma il 16 ottobre, cercò la signora Sacerdoti, offrendosi di tenerle i bambini, Lia e Michele. Regina ospitò i due piccoli facendoli passare per suoi nipoti e si prese cura di loro per oltre otto mesi sino a quando Sacerdoti riuscì a ottere i documenti falsi per tutta la famiglia e poté trovare alloggio a Schio (VI).
Giuditta Drigo di Portogruaro (VE), la figlia Elsa e il genero Gino Bellio accolsero nella propria casa per quasi un anno una famiglia di quattro persone a loro sconosciuta, i Falk, fuggiti da Fiume. Si ingegnarono anche a costruire un nascondiglio nello spazio sotto le scale, che portava a una piccola stanza dietro la cucina, celata da una credenza, dove i Falk correvano a rifugiarsi nei momenti di maggior pericolo, che furono molti: un fascista di Fiume era infatti arrivato a Portogruaro e li stava cercando. 
Teresa Antonini, dopo aver lavorato come cameriera nella casa del rabbino Marco Vivanti, si era trasferita a Riano Flaminio (RM) dove il marito Pietro aveva un forno. Venuta a conoscenza del pericolo che correva la famiglia Vivanti, composta da otto persone, la invitò a condividere la sua abitazione. Gli Antonini lasciarono al rabbino e alla moglie la propria camera da letto, scegliendo di dormire per terra, accanto alla stufa. Il resto della famiglia fu sistemato nella stalla. Furono mesi di grande pericolo: vicino alla casa vi era una base militare tedesca e i soldati avevano l'abitudine di andare al forno ogni sera per mangiare pane fresco e bere vino. La famiglia Vivanti restò nascosta per nove mesi, sino alla liberazione di Roma, il 4 giugno 1944. Solo in seguito Teresa e Pietro scoprirono che una spia li aveva denunciati ai tedeschi e che il 10 giugno avrebbero dovuto essere fucilati sulla piazza del paese insieme alla famiglia ebrea.
Le storie di questi Giusti raccontano che anche in un tempo duro, pericoloso e di grande povertà come quello di guerra è possibile agire con giustizia  e proteggere gli indifesi con bontà e fermezza. È grazie a questi Giusti e a tutti i giusti della storia che il  mondo - da sempre - va avanti, che la comunità umana tiene, rimanendo "comunità" e "umana". Ed è grazie a loro che poi anche gli altri possono ritrovare coraggio e non cedere alla rassegnazione o alla disperazione di fronte all'avvilimento e alla malvagità.
Non diamo credito a quanti oggi, in Occidente, descrivono gli esseri umani come macchine biologiche protese solo all'egoistica soddisfazione dei propri bisogni, abitate da un desiderio che è soltanto autocentrato e dominatore. Non diamo credito a quanti oggi propongono come via certa per la felicità la cura ossessiva di sé, tanto più riuscita quanto più si separa dai vincoli con gli altri. Certamente la sotira è attraversata da una lunga scia di sangue, prepotenze e sopraffazioni, ma il tessuto intimo della sua trama svela incanti quotidiani in cui si intrecciano gesti di liberazione dal male, sacrifici compiuti per la felicità altrui, gesti di cura tenace e amorevole, creazioni che rendono il mondo una casa in cui è bello per tutti abitare.

La generazione di questi incanti è nel grembo stesso di Dio.